Novità Superbonus: ecco cosa cambia nel 2023 (e come muoversi per ristrutturare casa)

Novità Superbonus: ecco cosa cambia nel 2023 (e come muoversi per ristrutturare casa)

Proroghe, nuove aliquote, cessione dei crediti: facciamo chiarezza sulle modifiche al Superbonus

In più, i consigli dei nostri esperti per orientarsi tra bonus e procedure se si devono sostituire gli impianti

Il Superbonus, come ben sappiamo, è una misura di incentivo alla riqualificazione energetica degli immobili privati introdotta dal governo nel 2020. La super aliquota al 110% fu introdotta per dare una sferzata al settore dell’edilizia, in sofferenza già prima del Covid, e per perseguire gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni inquinanti e aumento dell’indipendenza energetica nazionale.

Chi si è mosso tempestivamente ha ottenuto i migliori vantaggi: rapidità di esecuzione dei lavori, tempestività nelle procedure e nessun anticipo a ditte o a general contractor.

Tuttavia, come ben sappiamo, la mancanza di controlli rigidi previsti nella norma iniziale ha portato tanti “furbetti italici” ad usare il Superbonus come “Bancomat” di stato, attraverso truffe multimilionarie ai danni dell’erario.

Il punto chiave che ha fatto decollare il Superbonus, e che allo stesso tempo lo ha reso così appetibile agli occhi dei truffatori, è stata la Cessione del Credito di Imposta. Attraverso questo meccanismo, i crediti con l’Agenzia delle Entrate potevano essere venduti a banche o altri soggetti operanti nel settore finanziario, monetizzando immediatamente.

Mentre i più timorosi avevano paura a richiedere il Superbonus per il timore che i lavori non venissero realizzati a regola d’arte, con eventuale obbligo alla restituzione del bonus, i malfattori incassavano crediti su crediti senza avviare neanche un cantiere.

Per questo motivo il Governo Draghi è intervenuto rapidamente per porre un freno alle speculazioni (non solo sul Superbonus, ma su tutti i Bonus edilizi), attraverso il cosiddetto decreto Anti Frodi, agendo su due fronti:

  • maggiore controllo delle spese, introducendo i prezziari e nuove regole di asseverazione
  • riducendo la possibilità di cessione multipla del credito, oltre ad introdurre una certificazione del credito stesso per poter essere ceduto

Questo intervento ha di fatto creato una situazione di stallo (e di panico) nella cessione dei crediti, con Banche e Poste che hanno chiuso di fatto a nuove acquisizioni e hanno sospeso i contratti già stipulati. Gli istituti, infatti, stanno raggiungendo la propria capienza fiscale e, non potendo cedere ulteriormente i crediti, stanno selezionando attentamente le pratiche da ammettere.

A onor del vero, una motivazione a volte sottaciuta che ha contribuito alla spinta sulla stretta alla cessione dei crediti da bonus edilizi è prettamente legata ad un tema di finanza generale dello Stato. Per questi bonus, infatti, era stato fatto uno stanziamento iniziale di 30 miliardi di euro per 5 anni, mentre le domande di bonus (e quindi di crediti maturati) hanno ampiamente superato i 70 miliardi di euro (al lordo delle truffe) e lo Stato sta incontrando serie difficoltà a far fronte a questa enorme mole di mancati introiti fiscali (ricordiamo che il credito d’imposta è, di fatto, un mancato incasso per le casse dello stato).

 

Il “costo” della cessione del credito oggi

Laddove la cessione viene concessa, il “tasso di sconto” ovvero il tasso di interesse a cui vengono anticipati i crediti futuri è notevolmente aumentato e quindi la cifra netta che liquidata è notevolmente rispetto al passato. Questo deriva da molteplici fattori: innanzitutto l’aumento dei tassi di interesse stabilito dalla BCE dalla fine dell’estate, poi i maggiori costi che le banche applicano al fine di scoraggiare la cessione del credito e, infine, le procedure di verifica più onerose che comportano costi di gestione pratica maggiori.

Inoltre, esiste un tema di semplice legge di mercato tra domanda e offerta. Dopo la chiusura da parte di Poste Italiane all’acquisto di nuovi crediti (ricordiamo che Poste Italiane è stato l’unico istituto di credito a garantire cessioni senza alcun controllo a tassi di cambio molto favorevoli per i clienti, arrivando a coprire da solo quasi 1/3 del mercato italiano delle cessioni dei crediti fino all’arrivo del decreto anti frodi), imprese e privati si sono trovati con i cassetti fiscali pieni a fronte di pochi istituti in grado di acquistare crediti. Le banche, quelle poche che hanno capienza fiscale ed hanno continuato ad acquistare crediti, hanno iniziato ad approfittare di questa situazione, offrendo un tasso di cambio molto più basso del passato.

L’ultimo prezzo praticato da Banca Intesa per i bonus  a 10 anni (50% e 65%) era il 70%,   mentre per i Bonus a 5 anni  era 84,5% su base del 110% (ultimo prezzo praticato da Poste Italiane). Inoltre, come documentato anche dalla trasmissione Report in onda sulla RAI, alcuni intermediari finanziari stanno offrendo alle imprese cessioni del credito del Superbonus al 60%, approfittando della disperazione degli imprenditori ed erodendo completamente i potenziali guadagni.

A complicare la situazione c’è stata, in ultimo, anche la dichiarazione dell’attuale governo che ha pubblicamente sostenuto che la cessione del credito alle imprese fornitrici dei lavori è una possibilità non un obbligo, ammesso di trovare qualcuno disposto poi ad acquistare questi crediti”.

 

Come cambia il Superbonus nel 2023?

Il Decreto Aiuti Quater, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ha introdotto importanti novità in materia di Superbonus (e non sono state le uniche, visto che, dalla sua emanazione nel 2020, il decreto Superbonus ha subito ben 28 modifiche agli articoli chiave che regolamentano le procedure di accesso al bonus e la cessione dei crediti agli istituti finanziari). Durante la discussione parlamentare per l’approvazione della manovra economica, sono state introdotte ulteriore modifiche al Superbonus, soprattutto per quanto riguarda le scadenze dei condomini. Cerchiamo quindi di fare chiarezza sulle modifiche introdotte, in modo da orientare al meglio sia chi sta effettuando ancora i lavori, sia chi ha necessità di avviare interventi di riqualificazione energetica e/o edilizia sul proprio immobile.

Dal 110% al 90%: ma per chi?

La prima e più importante novità sul Superbonus, già ampiamente annunciata da tempo, è la riduzione dell’aliquota del Credito d’Imposta maturato, che passa dal 110% al 90%. La decisione segue il filone di pensiero dell’ex Premier, secondo cui anche solo una minima parte di esborso da parte del cittadino comporta un incentivo dello stesso alla contrattazione, evitando i fenomeni di esplosione dei prezzi che si sono registrati da subito con il 110%.

In passato, infatti, essendo tutto “a carico dello Stato”, il cliente delegava interamente la ditta o il contractor, senza sindacare sui prezzi riportati in preventivo o nel costo totale, tanto “era tutto gratis”. Se, invece, il cliente deve contribuire di tasca propria anche solo per un 10%, automaticamente si ha un interesse attivo ad avere dei prezzi di mercato realistici e si reintroduce uno stimolo alla contrattazione e alla ricerca dei preventivi più convenienti.

 

Superbonus 90% per Condomini e Abitazioni Unifamiliari

Per i condomini che alla data del 31 dicembre 2022 non abbiano ancora presentato la CILAS la detrazione fiscale spettante sarà automaticamente del 90%.

Le abitazioni unifamiliari potranno di nuovo accedere al Superbonus nel 2023 a patto che, oltre ai requisiti di miglioramento della classe energetica previsti dal 110, si tratti di:

  • abitazione principale (prima casa)
  • nuclei familiari con “quoziente familiare reddituale”  inferiore a 15.000 euro/anno

Il cosiddetto “quoziente familiare” si ottiene sommando tutti i redditi complessivi ottenuti dal contribuente, dal coniuge, dal soggetto legato da unione civile o dal convivente e da tutti gli altri familiari presenti nel nucleo familiare. La somma così ottenuta sarà poi divisa per un numero di parti determinato.

La scelta di introdurre un limite di reddito e un quoziente familiare è stata giustificata dall’evidenza dei fatti, per cui grazie al Superbonus 110 sono state agevolmente ristrutturate seconde e terze case in tempi rapidi, mentre condomini popolari e situazioni abitative più complesse, che hanno richiesto tempi di progettazione e approvazione più lunghi, si ritrovano con i cantieri bloccati per via dei cambi normativi. La misura, pensata quindi per sostenere chi non aveva le possibilità economiche per riqualificare la propria casa, ha paradossalmente ottenuto l’esito opposto, aiutando prevalentemente chi non aveva difficoltà economiche o chi non necessitava di interventi sull’abitazione primaria.

 

La Proroga delle Scadenze per i Lavoro in Corso

Per chi ha già presentato la CILAS ed ha avviato i lavori, viene introdotta una nuova proroga delle scadenze, importante soprattutto per le abitazioni unifamiliari.

 

Villette e abitazioni unifamiliari

Per le villette unifamiliari arriva una buona notizia per chi ha presentato il 30% dei lavori entro settembre 2022. Per queste abitazioni, infatti, ci sarà la proroga al 31 marzo 2023 per il completamento dei lavori, rinviando la precedente scadenza fissata a fine anno.

La norma, oltre a considerare i ritardi nelle forniture, ha l’obiettivo di dare un respiro ai proprietari alle prese con ritardi legati al blocco della cessione del credito.

 

Condomini

Il bonus del 110% in 5 anni viene mantenuto fino al completamento dei lavori solo per:

  • i condomini che hanno depositato la Cilas entro il 31 dicembre 2022
  • gli interventi che comportano demolizione e ricostruzione che abbiano, a queste date, avviato le formalità amministrative per l’acquisizione del titolo abilitativo

In queste situazioni viene quindi abrogata la proroga al 31 Dicembre 2023, consentendo l’accesso al beneficio fiscale del 110% indipendentemente dalla data di completamento.

Per tutti gli altri casi, ovvero per abitazioni autonome, villette e condomini di ogni grado e dimensione, viene introdotta l’aliquota al 90% (sempre in 5 anni) fino al 31/12/2023, con le condizioni viste nel paragrafo precedente.

Riepilogando:


Tipologia Abitazione Aliquota Scadenza
Unifamiliare 90% 31/12/2023
Villette 90% 31/12/2023
Condomini CILAS entro 31/12/2023 110% Conclusione lavori
Condomini 90% 31/12/2023

 

Cosa fare se Devi Ristrutturare Casa?

Veniamo, dunque, al punto saliente della situazione: cosa conviene fare se oggi si vogliono effettuare dei lavori di riqualificazione energetica o di ristrutturazione?

Senza troppi giri di parole, possiamo sostenere che il quadro normativo attuale sembra voler scoraggiare il ricorso ai bonus, soprattutto nelle formule della cessione del credito e dello sconto diretto in fattura. Queste formule, che hanno indirettamente contribuito ad inflazionare il mercato e i prezzi di materiali e apparecchiature, iniziano ad essere più un problema che la soluzione.

 

La Soluzione: Usare il Credito d’Imposta… come Credito d’Imposta

Il ricorso ai bonus edilizi e all’ecobonus è sempre consigliato, soprattutto quando gli importi sono importanti, ma bisogna rientrare nella logica iniziale di questi bonus, ovvero di pensare di portare il credito d’imposta in detrazione nella propria dichiarazione dei redditi, in 10 quote annuali.

In questo scenario, le imprese torneranno a fare le imprese (occupandosi di preventivi e lavori), le banche torneranno a fare le banche (offrendo prestiti a chi effettua i lavori e non effettuando compravendita di prodotti finanziari) e si porrà un freno alle speculazioni e alle truffe, che poi gravano direttamente e indirettamente sull’intera collettività.

Visto il blocco completo del settore per via del blocco dei crediti fiscali, è lecito attendersi un calo generalizzato dei prezzi, sia per i materiali che per la manodopera, che renderà accessibili gli interventi anche senza il ricorso ai bonus, o per lo meno, senza il ricorso alla cessione del credito d’imposta.

 

Investire in Efficienza Energetica e Rinnovabili Conviene!

Anche senza i bonus statali, l’investimento in un impianto di riscaldamento efficiente o in un impianto fotovoltaico si ripaga in pochissimi anni con le attuali quotazioni dell’energia, portando inoltre la propria famiglia verso una maggiore indipendenza energetica.

Investire in impianti di riscaldamento moderni o in un tetto solare mette sicuramente al riparo la famiglia dalle oscillazioni del mercato energetico, garantendo serenità nell’affrontare le spese della casa.

 

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Non hai grandi capitali ma vuoi essere più indipendente?

Se non hai a disposizione molti fondi e non vuoi indebitarti con la banca, devi sapere che esistono comunque soluzioni low cost per aumentare la propria indipendenza energetica e ridurre le bollette della casa per almeno 20 anni, anche senza avere un tetto sulla testa e anche se abiti in condominio.

Si tratta del Fotovoltaico Plug and Play, conosciuto anche come fotovoltaico da balcone. Costa più o meno quanto uno smartphone di fascia media, si collega semplicemente ad una presa della corrente di casa ed entra subito in produzione, arrivando a produrre circa 400 kWh di energia elettrica all’anno per almeno 20 anni.

Alle quotazioni attuali della corrente, e tenendo presente che per ogni kWh in meno in bolletta si riducono anche Spese di Trasporto e gestione del contatore, accise e IVA, il risparmio medio annuale per la famiglia è di almeno 200 €.

Se poi si utilizza in maniera oculata il climatizzatore anche per il riscaldamento della casa quando c’è esposizione solare, i risparmi complessivi aumentano, in quanto la caldaia a gas consuma di più (sia per il costo elevatissimo  del gas, sia per un fattore di efficienza termica molto inferiore a quello del condizionatore).

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