Tariffe per Pompe di Calore: facciamo chiarezza

Se stai valutando una pompa di calore e ti stai ancora chiedendo “che tariffa speciale devo attivare per non spendere troppo?”, stai partendo da un presupposto superato. Per anni si è parlato di tariffe dedicate, come la tariffa D1, perché con il vecchio sistema progressivo bastava aumentare i consumi elettrici per far esplodere la bolletta. Oggi quel problema non esiste più. Continuare a ragionare in termini di “tariffa giusta” è uno degli errori più comuni e più costosi che vedo fare a chi passa al riscaldamento elettrico.
Oggi il risparmio non si gioca su contratti “speciali”, ma su tre fattori concreti:
- la potenza impegnata del contatore
- il prezzo reale dell’energia che paghi in bolletta
- l’efficienza dell’impianto, soprattutto nei momenti di massimo carico
Se uno solo di questi elementi è sbagliato, il rischio non è “spendere un po’ di più”, ma annullare completamente il vantaggio economico della pompa di calore.
Come la Pompa di Calore influisce sui consumi di elettricità
Quando si parla di pompa di calore, il primo errore che fanno molti utenti è guardare solo i kWh consumati a fine anno.
In realtà, il vero problema non è quanto consuma, ma come e quando consuma. La pompa di calore è un sistema molto efficiente dal punto di vista energetico, ma per funzionare correttamente ha bisogno di potenza elettrica disponibile nel momento giusto. Ed è proprio qui che nascono la maggior parte dei disagi e delle false convinzioni.
Il timore che il contatore “scatti” quando la pompa di calore entra in funzione insieme ad altri elettrodomestici non è un’esagerazione: è una situazione molto comune. Forno, lavatrice, piano a induzione e pompa di calore possono facilmente sovrapporsi, soprattutto nei mesi più freddi, quando la richiesta di riscaldamento aumenta.
Il punto chiave è questo: il risparmio non si gioca sui consumi medi, ma sulla gestione dei picchi di potenza. Una corretta configurazione del contatore, abbinata a una gestione intelligente dei carichi, consente di ridurre gli sprechi e migliorare l’efficienza complessiva del sistema. In presenza di un impianto fotovoltaico o di una tariffa bioraria, è possibile ottimizzare ulteriormente il funzionamento, ma solo se l’edificio e l’impianto lo permettono davvero.
Programmare la pompa di calore nelle ore di produzione del fotovoltaico o nelle fasce a minor costo ha senso solo se si dispone di:
- una buona inerzia termica dell’edificio
- sistemi di accumulo elettrico o termico adeguati
Senza queste condizioni, spostare i consumi non porta benefici reali e rischia di creare più problemi che vantaggi.
Aumenta invece l’importanza di una corretta potenza disponibile, di una gestione consapevole dei carichi e di un impianto ben dimensionato. È da qui che nasce il vero risparmio, non da una tariffa scelta a caso
Aumento di potenza: i costi fissi da considerare (e l’errore da evitare)
Quando si installa una pompa di calore, prima o poi si arriva a questa domanda:
“Ma se aumento la potenza del contatore, quanto mi costa davvero in bolletta?”
È una domanda legittima, ma spesso nasce da un presupposto sbagliato. Il vero rischio, infatti, non è aumentare la potenza, ma non farlo e costringere la pompa di calore a lavorare in condizioni per cui non è stata progettata. Con la riforma tariffaria degli ultimi anni, i costi fissi legati alla potenza impegnata non sono più progressivi come in passato. Questo significa che oggi l’aumento di potenza non provoca più salti improvvisi di spesa, come accadeva con le vecchie tariffe D2 e D3. La quota fissa è chiara, calcolabile e facilmente prevedibile su base annua. In termini pratici, passare da 3 kW a 4,5 kW, o anche a 6 kW, comporta un incremento limitato della quota fissa annuale, spesso nell’ordine di poche decine di euro. Una cifra che, nella maggior parte dei casi, incide molto meno di quanto si pensi e che va valutata nel contesto dell’intero sistema di riscaldamento.
Oltre alla quota fissa annuale, esistono poi i costi una tantum richiesti dal distributore per l’aumento di potenza. Si tratta di:
- una quota legata all’incremento dei kW richiesti
- una quota fissa per l’intervento tecnico di modifica del contratto
Sono costi che si pagano una sola volta e che non hanno alcun effetto sui consumi futuri. Continuare a considerarli come un ostacolo economico è un retaggio del passato, quando l’aumento di potenza aveva effetti molto più pesanti sulla bolletta.
Il punto centrale è questo: risparmiare sull’aumento di potenza è spesso una falsa economia. Un contatore sottodimensionato porta la pompa di calore a lavorare male, con continui arresti, limitazioni di potenza e perdita di efficienza. Nel tempo, questo si traduce in maggiori consumi, minore comfort e, paradossalmente, in una spesa complessiva più alta.
La parte variabile della bolletta: dove nasce (e dove si perde) il vero risparmio
Una volta chiariti i costi fissi, c’è un altro punto che fa davvero la differenza nella bolletta di una pompa di calore: la parte variabile, cioè il prezzo che paghi per ogni kWh consumato. Ed è qui che spesso si commette l’errore più grande. Molti si concentrano solo sul confronto “gas contro elettricità”, senza considerare come quell’energia viene trasformata in calore e in quali condizioni lavora l’impianto. La pompa di calore non produce calore bruciando energia, ma lo trasferisce. Questo significa che, a parità di comfort, consuma meno energia finale rispetto a una caldaia tradizionale. Ma questo vantaggio esiste solo se l’impianto lavora in modo efficiente. In caso contrario, il risparmio teorico resta sulla carta.
Un esempio concreto (e perché i confronti semplificati ingannano)
Prendiamo una famiglia che utilizza circa 6.000 kWh elettrici all’anno per il riscaldamento tramite pompa di calore. A prima vista il numero può sembrare elevato, soprattutto se confrontato con i metri cubi di gas di una vecchia caldaia. Il confronto corretto, però, non è tra kWh elettrici e metri cubi di gas, ma tra energia termica prodotta. Applicando un COP medio realistico, emerge che la stessa quantità di calore ottenuta con una caldaia a gas richiederebbe una spesa spesso superiore, soprattutto con i prezzi attuali del gas e con contratti elettrici aggiornati al mercato libero. Non a caso, le analisi di ARERA e degli enti di ricerca energetica indicano che l’elettrificazione del riscaldamento porta benefici economici solo quando l’impianto è ben dimensionato e gestito correttamente. In caso contrario, le aspettative vengono facilmente disattese.
Tariffa monoraria o bioraria: una scelta meno scontata di quanto sembri
Un altro punto su cui si fa molta confusione riguarda la scelta della tariffa elettrica. L’idea che la bioraria sia sempre più conveniente è diffusa, ma non sempre vera. Nella maggior parte delle abitazioni, soprattutto quelle occupate durante il giorno, la tariffa monoraria risulta spesso più adatta. Pagare lo stesso prezzo del kWh in ogni momento semplifica la gestione dell’impianto e riduce il rischio di spostare i consumi nelle ore sbagliate.
La tariffa bioraria può avere senso solo in condizioni precise:
- edificio ben isolato
- buona inerzia termica
- impianto progettato per accumulare calore
- abitudini compatibili con il funzionamento notturno
Senza questi requisiti, la bioraria non genera un vero risparmio e può addirittura aumentare la spesa complessiva.
Requisiti reali per far funzionare la pompa di calore
Per utilizzare una pompa di calore non servono contratti elettrici speciali o tariffe dedicate. Serve invece:
- un contatore con potenza adeguata
- un impianto correttamente dimensionato
- una gestione coerente dei consumi
Pompa di calore e fotovoltaico: quando la combinazione funziona davvero
Molti pensano che aggiungere un impianto fotovoltaico alla pompa di calore significhi automaticamente tagliare la bolletta. In realtà, questa combinazione funziona solo se l’intero sistema è progettato nel suo insieme. Senza un’analisi accurata, il rischio è generare illusioni di risparmio. Il problema non è l’impianto in sé, ma come l’energia autoprodotta viene utilizzata. L’autoconsumo, l’accumulo e la gestione dei carichi determinano se l’impianto mantiene le promesse o se, al contrario, il risparmio resta solo teorico.
Il risparmio reale nasce dall’equilibrio tra più elementi:
- efficienza dell’impianto
- potenza adeguata del contatore
- gestione intelligente dei consumi
- uso dell’energia autoprodotta
Quando questi fattori lavorano insieme, la pompa di calore diventa uno strumento efficace per ridurre la bolletta e mantenere comfort tutto l’anno. Ecco la verità: il risparmio non si stima a occhio. Per capire quanto puoi davvero risparmiare con una pompa di calore, l’unico modo è fare una valutazione personalizzata sulla tua casa. Scopri quanto puoi risparmiare con una pompa di calore.
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Sommario:
- 1 Come la Pompa di Calore influisce sui consumi di elettricità
- 2 Aumento di potenza: i costi fissi da considerare (e l’errore da evitare)
- 3 La parte variabile della bolletta: dove nasce (e dove si perde) il vero risparmio
- 4 Requisiti reali per far funzionare la pompa di calore
- 5 Pompa di calore e fotovoltaico: quando la combinazione funziona davvero

Laureato in Economia e Commercio presso l’università La Sapienza di Roma. Attualmente Responsabile del Back Office di Abbassalebollette dopo una ventennale esperienza nel campo dell’energia e nella gestione di reti di installatori.










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