Sistema di Accumulo per Fotovoltaico: Quali sono le regole

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un incredibile sviluppo tecnologico e scientifico, un salto in avanti straordinario in termini di impiantistica e capacità tecnica, che ha permesso agli studiosi di mettere a punto sistemi alternativi per la produzione di energia, parlando peraltro di un’energia pulita e perciò con un impatto ambientale praticamente uguale a zero.
Nell’ottica di questa rivoluzione energetica i produttori più importanti, in merito agli impianti per l’utilizzo di energia rinnovabile, hanno dovuto tenere il passo, facendosi una leale concorrenza e tentando di offrire al cliente la migliore soluzione energetica al prezzo più conveniente.

Sistemi di accumulo, la rivoluzione energetica che avanza.

Parliamo ovviamente del boom delle installazioni degli impianti fotovoltaici, il cui aspetto più all’avanguardia è senza dubbio l’affiancamento di un moderno SdA (sistema di accumulo), un accumulatore di energia che permette al consumatore di divenire egli stesso un produttore di energia, abbattendo quindi la completa dipendenza dalla rete di distribuzione pubblica, finora imprescindibile.
Per far in modo che tutto ciò sia effettivamente possibile si utilizzano delle “semplici” batterie, che possono accumulare in maniera regolata e quindi permettere la gestione dell’energia in eccesso prodotta durante il giorno tramite il lavoro dei pannelli fotovoltaici.
Questa energia può perciò essere dilazionata durante quei momenti della giornata in cui l’irradiazione solare risulta minore o assente, consentendo un notevole risparmio in bolletta, evitando perciò di utilizzare l’energia fornita dall’ente pubblico o privato prescelto.
Altro punto a favore dei sistemi di accumulo è la loro estrema utilità nei frequenti casi di interruzione del servizio pubblico da rete, dati ad esempio da guasti o sovraccarichi, o ancora la loro imprescindibilità nel contesto di abitazioni o piccoli complessi di case edificati in zone troppo isolate per poter essere raggiunti dai sistemi di distribuzione statali o privati dell’energia. In quest’ultimo caso ovviamente l’impianto dovrebbe essere costruito in maniera tale da assicurare un rifornimento energetico costante, non potendo contare sull’apporto energetico proveniente dalla rete, tuttavia l’intera abitazione si presenterebbe con un profilo energetico ad impatto ambientale uguale a zero e sarebbe assolutamente autonoma.

Leggi e installazione di un accumulatore: una normativa in continua evoluzione.

Accanto ad un rapido sviluppo tecnologico in tema di sistemi di accumulo, troviamo una normativa che non sempre è riuscita a stare al passo, che negli ultimi anni ha probabilmente frenato la rapida conversione energetica della maggior parte delle abitazioni, per non dire di intere città.
La spinta sugli organi competenti e l’impegno nel rendere chiare queste norme sono arrivate dall’Anie, la Federazione delle imprese elettriche ed elettroniche, che da anni si impegna per lo sviluppo e l’utilizzo di energie pulite e fondatamente vede nei sistemi di accumulo il futuro del mercato energetico, mirando alla costituzione di abitazioni autonome da un punto di vista della gestione dell’energia, ma non solo! L’installazione di questo tipo di impianti su un gran numero di case, all’interno di una città, renderebbe la stessa città autonoma e si tradurrebbe in un notevole risparmio di energia, a livello produttivo e gestionale.
Il “cliente” o consumatore è diventato quindi anche un “produttore” di energia, questo presuppone l’utilizzo di un’energia pulita nelle abitazioni, che affianca quella della rete. E’ stato perciò necessario rivedere la normativa e mettere a punto delle modalità di controllo più precise, al fine di quantificare, regolare e gestire questa energia prodotta in proprio.

Incentivi, norme e installazione di un accumulatore.

I chiarimenti in merito alla normativa relativa alla possibile installazione di un accumulatore di energia domestico, affiancando un impianto fotovoltaico già presente o meno, arrivano direttamente dall’Autorità per l’energia elettrica e per il gas, AEEGSI. La delibera pubblicata in merito riguarda il documento 574/2014/R/EEL, che si riferisce alla possibilità di usufruire degli incentivi fiscali in caso si decida di acquistare un accumulatore di energia, e tratta sia il caso di coloro che già possiedano un impianto fotovoltaico sia di coloro che invece ancora non lo possiedano.
In modo semplice e lineare i punti principali della delibera sono i seguenti:

  • Coloro che già sono in possesso, presso la propria abitazione, di un impianto fotovoltaico e abbiano inoltre beneficiato degli sgravi statali relativi al conto energia dal Gestore dei Servizi (GSE), può provvedere all’installazione di un accumulatore, potendo usufruire inoltre dello sgravio fiscale del 50%.
  • Non possono invece accedere ad ulteriori incentivi coloro che possiedono impianti con una potenza che arrivi fino a 20 KW in SSP, la cui installazione risale al 2005-2006, ossia relativi agli incentivi Primo Conto Energia.
  • Coloro che ancora sono privi di impianto fotovoltaico possono accedere alle detrazioni del 50% ma non agli incentivi relativi al Quinto Conto Energia.
  • Per gli impianti al di sotto dei 20 KW, realizzati di recente e ad uso domestico, sono previsti sia lo sgravio fiscale che l’esonero dai pagamenti per l’energia auto-prodotta e consumata, presenti invece per impianti di potenza maggiore.

Ancora di non facile lettura è invece la situazione relativa ai sistemi di storage e agli inverter, normativa che è stata di recente aggiornata invece in Germania.

Alcune informazioni riguardo l’installazione di un sistema di accumulo energetico.

Nel caso si decida di acquistare e procedere al montaggio di un accumulatore è necessario munirsi di un contatore che riesca a tenere traccia dell’energia auto-prodotta, una sorta di tele-lettura, che possa fornire alle autorità competenti una stima corretta dell’energia prodotta in proprio o prelevata dalla rete pubblica, ovviamente con i relativi utilizzi.
Il classico contatore mono-direzionale non consentirebbe infatti tale tipo di rilevazione, si presenta dunque necessario provvedere alla sua sostituzione con uno di tipo bi-direzionale.
Come già accennato, se l’impianto si trova sotto i 20 Kw non è necessaria la presenza di un contatore dell’energia auto-prodotta, tuttavia sia in questi casi che in quelli di impianti di maggior potenza è necessario comunque informare la GSE della presenza, presso la propria abitazione, di un accumulatore di energia, comunicazione che deve giungere entro i 30 giorni successivi all’installazione.

Sicurezza, conformità e convenienza per il consumatore.

Prima dell’acquisto di un qualsiasi tipo di impianto o sistema di accumulo di energia è bene informarsi sull’effettiva conformità degli stessi impianti, in merito alle norme CEI, facendo riferimento alle liste di inverter, sistemi fotovoltaici ed accumulatori in linea alle norme CEI 0-16 e 0-21, rispettivamente relative agli impianti ad alta/media tensione e bassa tensione. All’interno di questi elenchi è possibile visionare le varie opzioni facendo riferimento ai modelli, alle versioni, alla potenza relativa, ai singoli costruttori e alle certificazioni.
Tutto ciò che è stato detto ovviamente vuole mostrare in ultima analisi ciò che l’installazione di un sistema di accumulo per l’energia potrebbe portare al cliente, con un risparmio sia in termini di accessibilità agli incentivi fiscali ed ulteriori sgravi ma anche, soprattutto, con un notevole risparmio in bolletta, avvertibile sin da subito ma con una proiezione assolutamente positiva nel corso degli anni, nonché un miglioramento tangibile dal punto di vista ambientale, grazie alla produzione di energia pulita in totale autonomia. Tutto ciò in un contesti di rivoluzione energetica che nei prossimi anni vedrà probabilmente intere città, nonché Nazioni, mettersi in linea con queste linee guida dello sviluppo energetico.

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